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IN CUCINA CON LA BEPPA

Pomodori saporiti spadellati

Un modo alternativo per mangiare i pomodori? Eccolo qui, una ricetta che mi ha insegnato una vecchia signora originaria dell’Appennino Tosco-Emiliano.

Si tratta chiaramente di una ricetta estiva, perché servono dei pomodori belli maturi. Può essere anche una ricetta di recupero, quando abbiamo in frigorifero dei pomodori troppo maturi per essere consumati a crudo.

Gli ingredienti necessari sono pochi e semplici:

  • Pomodori perini o oblunghi, o quelli che preferite ma questi sono i più adatti a mio parere;
  • Sale fino;
  • Olio evo;
  • Foglie di basilico fresco, oppure origano a proprio piacimento.

Si parte col lavare ed asciugare bene i pomodori, poi si tagliano in due parti per il senso della lunghezza privandoli del torsolo e delle eventuali parti bianche. Si sistemano in una padella con la parte interna rivolta verso l’alto. Quindi si condiscono con sale e olio, oltre al basilico o all’origano. A piacimento si può mettere anche una spolverata di pepe.

Si fanno cuocere a fuoco basso coperti, fin quando non faranno la propria acqua di cottura. A quel punto, si spostano su un fuoco più grande alzandone la fiamma e togliendo il coperchio, fino a che non si sarà ritirato tutto il liquido.

A questo punto si spegne il fuoco e volendo si può aggiungere un quadratino di mozzarella per ingolosirli. Si servono freddi come contorno, ma possono essere serviti anche come antipasto.

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Le polpette di Brunetto

Le polpette, si sa, le fanno tutti e ogni famiglia ha la sua ricetta. Nella famiglia della mia mamma, non era usanza prepararle, mentre la famiglia di mio padre, originaria delle campagne intorno a San Casciano in Val di Pesa, le faceva in un modo molto particolare, a partire dalla forma. Difatti, se pensiamo alle polpette ci immaginiamo delle palline tonde piuttosto piccole. Le polpette di Brunetto, il mio babbo appunto, si presentano belle cicciute e dalla forma oblunga.

Prima di elencarne gli ingredienti ci tengo a precisare alcuni accorgimenti del mio babbo: non usava mai carne già cotta, ma solo macinato di manzo, né tritato troppo fino né troppo grosso; le patate, rigorosamente lessate, dovevano essere di pari peso alla carne.

Venendo ora agli ingredienti, per preparare le polpette di Brunetto ci occorrono:

  • Patate lesse salate, rigorosamente a temperatura ambiente, poiché il calore delle patate lesserebbe un po’ la trita di carne;
  • Macinato di manzo, o vitellone;
  • Uova, per una volta non necessariamente a pasta gialla;
  • Noce moscata;
  • Pepe nero macinato;
  • Sale fino;
  • Prezzemolo fresco tritato, non utilizzate quello congelato perché risulta troppo amaro;
  • Formaggio grana grattugiato;
  • Pan grattato;
  • Olio per friggere.

Il procedimento è semplicissimo: dopo aver lessato e freddato le patate, vanno spiaccicate con una forchetta. Mi raccomando: non utilizzate lo schiacciapatate o il passaverdure perché nella polpetta risulta gradevole trovare anche qualche pezzettino più consistente di patata, che altrimenti diventerebbe papposa.

Alle patate schiacciate si aggiunge il trito di carne, le uova intere, il prezzemolo tritato unitamente agli altri condimenti e spezie, oltre al grana grattugiato. Con le mani, e non con l’ausilio di strumenti, bisogna impastare fino a rendere omogeneo il composto.

A questo punto si deve formare le polpette: dalla forma allungata di circa 7-8 cm, devono apparire belle cicciute. Prima di friggerle vanno passate nel pan grattato per poi tuffarle nell’olio bollente, per circa 20 minuti, girandole spesso fino a che non si sarà formata una crosticina croccante e scura.

Si possono mangiare calde oppure a temperatura ambiente, servite come secondo o inserite fra due fette di pane per un panino rustico e sfizioso.

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La panzanella di casa mia

Per chi non è toscano o fiorentino, la parola “panzanella” potrà sembrare strana, ma questo è un piatto della nostra tradizione contadina. Si sa, la povertà portava a non buttare via nulla, e col pane secco d’inverno si faceva la pappa al pomodoro e d’estate la panzanella, appunto.

Ma di cosa si tratta? Di pane ammollato, sbriciolato e condito con pochi semplici ingredienti. Ma anche qui entra in gioco la tradizione familiare, per cui ne esistono innumerevoli versioni. Mia suocera, ad esempio, ci metteva anche le foglie di insalata.

Sia la famiglia della mia mamma che quella del mio babbo avevano in uso di prepararla, in modo piuttosto semplice e classico: cetriolo, pomodoro, basilico e capperi. I miei genitori, a loro volta, modificarono la ricetta, aggiungendovi cipolline sottaceto e tonno sottolio. Qualcuno potrà obiettare: il tonno proprio non ci andrebbe e la cipolla andrebbe fresca, ma per ovviare ad una cattiva digestione le cipolline sottaceto sono un ottimo espediente.

Veniamo dunque alla panzanella di casa mia, ricetta ormai consolidata e apprezzata dai miei figli. Mio marito non la mangia, ma si sa, lui è molto selettivo in fatto di cibo.

Gli ingredienti necessari sono:

  • Filone di pane toscano secco, rigorosamente senza sale e senza olio;
  • Acqua, per ammollare il pane;
  • Aceto di vino rosso, a mio gusto più incisivo di quello bianco, troppo delicato;
  • Olio evo, di quello bono del contadino, perchè va mangiato a crudo;
  • Sale, da dosare con criterio e a proprio gusto;
  • Pomodori rossi, belli maturi e polposi senza privarli dei semi e della loro acqua naturale, che va ad insaporire ulteriormente il pane;
  • Tonno sottolio sgocciolato, che quello al naturale modifica tutto il sapore della ricetta;
  • Cipolline e capperi puntina sottaceto;
  • Un cetriolo sbucciato, perché a me fa senso.

Innanzitutto il pane va tagliato da fresco e fatto seccare a pezzettoni per circa 4-5 giorni, in un luogo fresco e asciutto. Quando questo sarà ben secco va messo in ammollo nell’acqua in una bacinella per circa una mezz’ora: il tempo dipende da quanto è secco il pane e dalla dimensione dei pezzi.

Quando il pane è morbido anche nella crosta, va strizzato con le mani, come fosse una spugna, per poi sminuzzarlo in una ciotola, che io chiamo vaciasca. Più fine viene sminuzzato e più buona viene la panzanella. Poi basterà aggiungere gli ingredienti: il tonno sgocciolato bene e sminuzzato a sua volta; cetriolo e pomodori vanno tagliati a pezzettini, più piccoli sono e più andranno ad insaporire il pane; le cipolline io le taglio in due parti ma possono essere messe anche intere come i capperi, rigorosamente piccoli.

La panzanella, quale ricetta molto semplice e priva di cottura, trova la sua criticità nel condirla: occorre valutare bene il dosaggio di olio, aceto e sale. Io consiglio di partire cauti e assaggiare via via che si mescola per evitare spiacevoli incidenti. Il basilico va tagliato grossolanamente con le mani e messo a guarnire il piatto.

Questo è un piatto che va gustato freddo, sia come antipasto che come piatto unico.

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